Musica

Mercoledì, 28 Febbraio 2018 08:27

CON IL TEMPO, SAI - AVEC LE TEMPS

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Dedicato a Gianmaria Testa: la canzone tra Genova e Parigi

 

Il 2 marzo 2018, Torino -

 

Ci sono città che hanno mille luci e altre che hanno solo una lanterna, ma le cui musiche si muovono sui medesimi binari, quelli della canzone d’autore.

 

Parigi e Genova sono “una stella nella sera” e “un’idea come un’altra”, solo più bella e con tutte le note del mondo. Avec le temps / Col tempo, rilegge, tra musiche e parole, le pagine più belle della chanson e della scuola genovese, attraverso le interpretazioni di Piero Sidoti e i racconti di Massimo Cotto, ma dietro ci sono anche il pensiero, la musica e la sensibilità di Gianmaria Testa. Questo non è un reading come un altro, la storia che c’è dietro è complicata, ma bella, ed è una storia di dolore, ma anche d’amore. 

Ve la racconta Paola Farinetti:

Più o meno tre anni e mezzo fa, prima che Gianmaria si ammalasse, avevamo un progetto che si chiamava appunto COL TEMPO, SAI /AVEC LE TEMPS. Doveva essere un vero e proprio spettacolo teatrale e coinvolgeva Massimo Cotto (giornalista e scrittore); Gianmaria Testa che con la Francia aveva, si sa, un rapporto privilegiato e il pianista jazz Roberto Cipelli che su Ferré aveva molto studiato e lavorato. Il nucleo fondante era dato dal rapporto tra gli chansonnier francesi (Brel, Brassens, Ferré, ecc.) e i cantautori italiani (De Andrè, Bindi, Lauzi, Conte, Tenco, ecc.), tra Parigi e Genova. Il progetto era già in fase molto avanzata c’era il copione, uno studio grafico di locandina, letture a tavolino fatte, squadra di lavoro e prove fissate e molte date già vendute e programmate. Poi Gianmaria si è ammalato improvvisamente e ovviamente si è bloccato tutto e le date le abbiamo annullate senza pensarci un attimo. Mai, neanche per un secondo, si è pensato che il progetto contasse più di chi lo faceva, immaginando una sostituzione"

 

Massimo Cotto e Paola Farinetti hanno ripensato tanto, in questi anni, a questo progetto mai nato, e pure con nostalgia e rimpianto. E’ stato chiaro da subito che non avrebbe mai più potuto essere come lo si era immaginato all’inizio, ma al tempo stesso era un peccato lasciare quel copione e quelle storie che continuano a essere così vive in un cassetto. Così è venuta fuori l’idea di un reading, semplice semplice, da presentare una sola volta a Torino, alla Casa del Teatro Ragazzi e Giovani, anche e soprattutto in omaggio e in ricordo di Gianmaria, e poi mai più.


Massimo Cotto,  è un giornalista musicale coltissimo e brillante, capace di raccontare come nessun altro e ora star di Virgin Radio; Piero Sidoti, chitarra e voce, di Gianmaria Testa è stato amico discreto, e a lui toccherà dar voce sia agli chansonniers sia ai cantautori. Le storie che si raccontano sono belle e intriganti e Massimo Cotto le sa narrare benissimo, Piero Sidoti è riuscito a farle sue, senza snaturarle, canzoni che fanno parte della storia della musica e fanno tremare le vene ai polsi. Il risultato non vuole essere uno spettacolo teatrale finito, anzi è decisamente indefinibile, ma emoziona, incuriosisce e un po’ riscalda, perché racconta di un’epoca speciale della musica.

Produzioni Fuorivia

Di Massimo Cotto

Con Piero Sidoti - voce e chitarre

Coordinamento scenico - Paola Farinetti

Biglietti: Intero € 12,00 - Ridotto € 11 - Giovani € 8 - Ragazzi € 7

CASA DEL TEATRO RAGAZZI E GIOVANI Corso Galileo Ferraris 266 - Torino
tel. 011.19740280 - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. - www.casateatroragazzi.it

 

 Riportiamo un articolo, un dolce ricordo di GABRIELE FERRARIS, pubblicato il 30/03/2016 LaStampa - SPETTACOLI

Addio a Gianmaria Testa, un ricordo in musica del cantautore e poeta

Così mi venne voglia di conoscerlo, e mi diedi da fare per incontrarlo. Non ricordo come riuscii a scovarlo. Non era così immediato, scovare uno di Cuneo a Parigi, prima del trionfo dei cellulari. Ma all’epoca ero piuttosto bravo a scovare la gente, quindi lo scovai e ci demmo appuntamento in un piccolo bistrot al Marais, la mattina del gran giorno del concerto all’Olympia. L’Olympia all’epoca era un santuario. Solo grandi star. Italiani ne passavano pochini: l’unico habitué era Paolo Conte. Così andai ad incontrare questo capostazione di Cuneo che si preparava a salire sul palcoscenico del santuario, immaginandomelo con addosso una strizza del diavolo.

 

Gian Maria Testa non dava l’impressione di aver addosso una strizza del diavolo. Lui poi mi ha confessato che ce l’aveva. Però la nascondeva molto bene dietro i baffi stropicciati. Non mi dava neppure l’impressione di essere un capostazione. Ma questo dipende dal fatto che i capistazione me li sono sempre immaginati con il berretto rosso. Lui una volta me lo ha anche mostrato, il berretto rosso, per cui ho la certezza che all’epoca era davvero un capostazione. Ha smesso molto tempo dopo, di esserlo, perché da buon cuneese di sangue contadino prima di convincersi a lasciare il posto fisso in ferrovia ha preferito farsi anni di vita d’inferno, la notte i concerti e la mattina il lavoro, che si sa come vanno le cose nel mondo dello spettacolo, oggi sei una stella e domani ti cerca più nessuno...

 

Ad ogni modo: quella mattina nel bistrot al Marais il berretto rosso Gian Maria Testa non ce l’aveva, e forse fui un po’ deluso, benché razionalmente capissi che non c’era ragione di andare in giro per Parigi con un berretto rosso, pur essendo un capostazione. Ma non era che la prima delle sorprese che Gian Maria Testa mi avrebbe riservato quella mattina. Parlammo a lungo di varia umanità, e delle nostre comuni radici nel Basso Piemonte, e poco di musica. Parlammo molto in piemontese, in quel bistrot al Marais. Pareva una versione nordista di un film di Totò e Peppino. Fu una mattina piacevole. E la sera, all’Olympia, fu un trionfo.

 

Io poi scrissi un lungo articolo per il mio giornale, raccontando del capostazione all’Olympia, e subito dopo Enzo Biagi lo intervistò al “Fatto” e Gian Maria Testa divenne popolare anche in Italia. Da quel giorno sono passati vent’anni, ed è stato bello ascoltare, in questi anni, i dischi e i concerti di Gian Maria Testa ha pubblicato. Non tantissimi, i dischi. Ma tutti necessari, precisi. Canzoni che raccontavano la vita, i sentimenti, ma anche i drammi del nostro presente; l’immigrazione, su tutti, che è diventata uno dei temi centrali della sua poetica.

 

Gian Maria è stato un uomo fortunato: ha avuto un dono, e ha saputo metterlo a frutto. Ma dietro a ogni uomo fortunato c’è sempre una donna intelligente e innamorata. E Paola è stata la fortuna di Gian Maria: moglie che qualsiasi uomo gli avrebbe invidiato, madre di un ragazzo meraviglioso, e manager geniale. Per Gian Maria, Paola Farinetti ha immaginato spettacoli memorabili, affiancandogli i nomi più belli della musica e del teatro italiani, da Enrico Rava a Erri De Luca; sicché Gian Maria Testa - l’ex capostazione di Cuneo, nato a Cavallermaggiore, cresciuto in una famiglia dove si parlava soltanto il piemontese - è diventato un artista totale, un fenomeno culturale alto, un musicista raffinatissimo. Restando però, sempre e comunque, un uomo semplice, quasi imbarazzato per il bene che si diceva di lui; identico a quello che conobbi vent’anni fa a Parigi, alla vigilia della celebrità.

 

L’ultima volta ci eravamo incontrati a Sarzana, al Festival della Mente, in settembre. Lui aveva accompagnato sua moglie Paola, che produceva uno degli spettacoli in cartellone. Fu una gioia come sempre, rivedersi. Mi sembrò in forma e gli domandai come andava. Bene, mi disse, bene. Un po’ affaticato, niente di più. Sperai fosse vero. La prossima volta ti voglio sul palco, gli dissi salutandolo. Ci puoi contare, rispose. E ci credeva. Ci credevamo tutti. Gianmaria Testa era nato a Cavallermaggiore (Cuneo) il 17 ottobre del 1958

 

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